NaiGO

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Ingrandisci dimensioni carattere
  • Default font size
  • Riduci dimensioni carattere
Recensioni The Expendables

The Expendables

Lunedì 13 Settembre 2010 Scritto da Mirko Bullfoni in Cinema Letto 179 volte Invia il primo commento
Aggiornato: 30/01/2011

L'anima di "The Expendables" è quella parte di pubblico che negli anni ottanta urlava strepitante, in piedi, sulle poltrone dei cinema non ancora multiplex, gremiti come una curva da stadio, accompagnando il conteggio dell'arbitro che decretava la sconfitta di Ivan Drago, schiacciato dall'orgoglio quasi sadomasochistico di Rocky. Quel pubblico che oggi si trova con venticinque anni di più, che brancola nel buio, perso tra oceani di effetti digitali e scazzottate fatte da attori che nulla hanno a che vedere con il vero uomo d'azione, troppo scarsi di bicipiti e troppo intelligenti per essere veri. Il pubblico che riempiva le palestre di culturismo e arti marziali, discepoli nostalgici ormai disillusi.

Stallone torna per riprendersi ciò che è suo, lo scettro di ciò che probabilmente, se non ha inventato, ha portato alla massima espansione testosteronica e bellica: il cinema d'azione e con esso i suoi seguaci. Sappiamo, per avercelo dimostrato, che Stallone sa scrivere, i primi e gli ultimi Rocky e Rambo, sono li a dimostrarlo, ma qui lascia letteralmente la penna nell'astuccio e decide di liberare, o meglio scongelare il suo b-movie come fosse un film degli anni '80 rimasto sottoghiaccio per più di un ventennio. Libero dalle grinfie del pugile e da quelle del reduce, Sly diventa Barney Ross, sua più genuina trasfigurazione, mercenario in missione per liberare l'isola di Valena dalle grinfie del monarca ed ex agente della CIA (Eric Roberts), ovviamente impomatato, mai sudato e ben vestito come lo stereotipo esige e con affianco il suo cagnolino mastodontico e cattivo. Ad affidargli la missione è un Bruce Willis tagliente dopo un sorta di "gara d'appalto" che Barney/Stallone vince su Trench/Schwarzenegger ed è la scena fulcro del film: La contesa su chi deve dire l'ultima parola sul cinema d'azione tra i due massimi esponenti del genere. Vince Sly, meno calcolatore, più vero e  più in forma rispetto all'ormai invecchiato e fuori parte rivale di sempre, ormai dedito alla politica. Ma quasi fosse il dubbio di Sly per rientrare dalla porta principale del cinema di genere, anche Barney tentenna, va e viene da questa Valena metacinematografica da cui è attratto per senso del dovere ma che respinge per evidente presentimento di pericolo, sarà ancora in grado Barney/Sly? Sono le parole di Tool/Rourke a convincerlo perchè ci sarà pena eterna per la sua anima se volterà la schiena a Valena e al "suo" cinema.

Per la missione Barney si farà aiutare da altri mercenari come lui, personaggi scongelati e non attualizzati, grezzi ammassi di carne, portatori di fuoco, fiamme e morte senza i quali il vecchio Barney non riuscirebbe a cavarsela, ormai troppo lento e logoro per sbarazzarsi con facilità del nemico.

Dentro al garage di Tool il tatuatore, base, avamposto, ritrovo dei mercenari a riposo, ci siamo anche noi con loro, contenti, per un istante, di aver ritrovato dei vecchi amici che non vedevamo da tempo ma con cui ci troviamo in sintonia come li avessimo persi di vista solo ieri. Poi loro se ne vanno e noi rimaniamo li a guardarci intorno, malinconici, sentiamo già la loro mancanza perché non ci hanno detto se e quando li rivedremo.

Vota questo articolo
(1 vote)
Continua in questa categoria: Mangia, Prega, Ama »

Aggiungi commento