Il taglio stravagante e politicamente scorretto dato ai personaggi che popolano il film, a cominciare dal protagonista, encomia la “old school”, quella in grado di raccontare vicende tragiche in maniera scanzonata. Il genere tragicomico (possiamo citare Monicelli, Scola, ma anche Risi) sembra essere la configurazione preferita, per parlare di questa scomoda vicenda italiana. Sbarretti si esula dal menzionare a fondo il processo in corso a cui Don Pierino dovrà rispondere il prossimo 25 ottobre e allo stesso modo, è benevolo nei confronti dell’anziano prete. Addirittura lo assolve, anticipando il verdetto dei giudici, come in un atto di estrema tenerezza nei confronti di questa figura così controversa. C’è nelle fasi finali del film, una rapida scena della giornalista d’assalto, che passa quasi inosservata: in quella cornice si afferma che il processo, probabilmente finirà nel nulla. Ed è in quella sequenza così spicciola, che il regista inserisce furbescamente una verità probabilmente unica, ovvero che il processo cadrà in prescrizione. Già a marzo, il processo è stato una volta rinviato per le condizioni di salute del sacerdote.
Il tema del film è delicatissimo, ma il dramma antropologico che avvolge tutti gli episodi dubbi avvenuti presso la Comunità Incontro, non si avverte. Il film avanza con autorità, senza far percepire quel senso di segretezza che circonda il passato di Don Pierino Gelmini.
Andrea Sbarretti ha uno stile efficace e funzionale, i suoi film scorrono perfetti senza far percepire la presenza della macchina da presa. Per questo riesce con delicatezza a fare in un certo senso da intermediario tra accusatori e difensori, restituendo ai posteri la figura di questo vecchio energico padre, che ha tanto sbagliato, ma che ha soprattutto fatto molto del bene.
L’interprete di Don Pierino, il settantatreenne Fernando Altieri, scovato non si sa come dal regista ternano, sfodera un talento eccezionale. Ricrea un personaggio assolutamente identico all’originale, ma soprattutto ne amplifica i tratti caratteristici, che lo fanno riconoscere. Grinta, ironia, forza, ma anche sensibilità ed umanità. Altieri compie un’opera d’arte, dando vita e reinventando la figura del prete, per renderlo fruibile dallo spettatore e soprattutto per renderlo piacevole alla visione. Ne esce un film intrigante, innovativo, divertente, ma anche d’autore per la regia, per le musiche, per la recitazione impegnata e per gli inserti documentaristici, registrati dal vivo presso il Molino Silla di Amelia.
Bruno Leonardini







